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	<description>La Società di Servizi di Unione Industriali Napoli</description>
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		<title>NOLEGGIO AUTO, IL SETTORE CRESCE ANCORA: NEL 2025 GIRO D’AFFARI A 17 MILIARDI</title>
		<link>https://www.uniservizi.na.it/2026/06/29/noleggio-auto-il-settore-cresce-ancora-nel-2025-giro-daffari-a-17-miliardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre il mercato automobilistico continua a mostrare segnali di debolezza, il noleggio conferma il proprio ruolo di protagonista della mobilità italiana. A certificarlo è il 25° Rapporto ANIASA, che fotografa un comparto in piena espansione: nel 2025 il settore ha raggiunto un fatturato complessivo di 17 miliardi di euro, una flotta di 1,5 milioni di ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Mentre il mercato automobilistico continua a mostrare segnali di debolezza, il noleggio conferma il proprio ruolo di protagonista della mobilità italiana. A certificarlo è il <strong>25° Rapporto ANIASA</strong>, che fotografa un comparto in piena espansione: nel 2025 il settore ha raggiunto un <strong>fatturato complessivo di 17 miliardi di euro</strong>, una flotta di <strong>1,5 milioni di veicoli</strong> e <strong>526.500 immatricolazioni</strong>, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Oggi il noleggio rappresenta il <strong>34% del mercato automobilistico nazionale</strong>, confermando una trasformazione strutturale nelle modalità di utilizzo dei veicoli da parte di imprese e privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mobilità in abbonamento conquista aziende e consumatori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita del comparto è sostenuta da due dinamiche differenti. Da una parte il <strong>noleggio a breve termine</strong>, che continua a beneficiare della ripresa dei flussi turistici e della mobilità aeroportuale; dall’altra il <strong>noleggio a lungo termine</strong>, sempre più percepito come un’alternativa concreta alla proprietà del veicolo.<br>Per le imprese, la formula continua a rappresentare uno strumento efficace per <strong>contenere i costi</strong>, semplificare la gestione delle flotte e programmare le spese attraverso <strong>canoni certi e predeterminati</strong>. Parallelamente, cresce anche l’interesse dei privati, attratti dalla possibilità di utilizzare un veicolo senza affrontare gli oneri legati all’acquisto, alla manutenzione e alla svalutazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aeroporti motore del breve termine</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel segmento del noleggio a breve termine il 2025 si è chiuso con un <strong>fatturato di 1,6 miliardi di euro</strong>, in crescita del <strong>6,4%</strong>, e con quasi <strong>5 milioni di contratti di noleggio</strong>. Le immatricolazioni sono aumentate dell’<strong>8,4%</strong>, confermando la vitalità del comparto. Il vero motore resta però il traffico aeroportuale, che oggi genera il <strong>60% del business complessivo</strong> e registra una crescita dell’<strong>11%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il lungo termine segna nuovi record</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera locomotiva del settore continua però a essere il <strong>noleggio a lungo termine</strong>, che nel 2025 ha superato ogni precedente risultato. Il comparto ha generato oltre <strong>13 miliardi di euro di fatturato</strong>, raggiungendo <strong>1,3 milioni di veicoli in flotta</strong> e oltre <strong>411 mila immatricolazioni</strong>, con una crescita del <strong>10%</strong> rispetto al 2024.<br>L’incidenza sul mercato automobilistico nazionale è salita al <strong>24%</strong>, mentre il numero dei clienti privati ha raggiunto quota <strong>185 mila</strong>, in aumento del <strong>4%</strong>. Un dato che conferma come il modello basato sull’utilizzo del bene stia progressivamente sostituendo quello fondato sulla proprietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Contratti più lunghi e flotte più giovani</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro elemento significativo riguarda la durata dei contratti. Oggi il <strong>78% dei noleggi a lungo termine supera i 36 mesi</strong>, segnale di una crescente fidelizzazione degli utenti e di una percezione del servizio sempre più vicina a una scelta stabile di mobilità.<br>Questo modello contribuisce, inoltre, al rinnovamento del parco veicoli nazionale. Le flotte a noleggio vengono infatti sostituite mediamente ogni <strong>quattro anni</strong>, contro un’età media superiore ai <strong>tredici anni</strong> del parco circolante italiano. Un aspetto che produce benefici non solo in termini di sicurezza, ma anche di sostenibilità ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Car sharing in difficoltà</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il noleggio continua a crescere, il quadro è molto diverso per il <strong>car sharing</strong>. Il servizio attraversa una fase di forte criticità e non ha ancora raggiunto un equilibrio economico sostenibile.<br>I noleggi sono passati da oltre <strong>13 milioni nel 2019</strong> a meno di <strong>4 milioni nel 2025</strong>, mentre la flotta disponibile si è ridotta di oltre il <strong>70%</strong> rispetto ai livelli pre-pandemia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un mercato che cambia il rapporto con l’auto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati del Rapporto ANIASA confermano una tendenza ormai consolidata: imprese e consumatori stanno progressivamente modificando il proprio rapporto con l’automobile. Il passaggio dalla <strong>proprietà all’utilizzo</strong> non rappresenta più una nicchia, ma un fenomeno strutturale che sta ridefinendo il mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scopri i nostri servizi di noleggio auto, con canoni mensili più convenienti, un’ampia scelta di modelli in pronta consegna e servizi aggiuntivi personalizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Libera la tua impresa da preoccupazioni e guida senza pensieri!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>



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		<title>NAPOLI CAPITALE DEL TURISMO CONGRESSUALE: CRESCITA RECORD NEI PRIMI QUATTRO MESI DEL 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli continua a rafforzare il proprio ruolo nel turismo congressuale italiano e internazionale. I dati elaborati dal Convention Bureau Napoli evidenziano che nei primi quattro mesi del 2026 il settore ha registrato una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025, un anno che aveva già fatto segnare risultati record per il comparto. Un ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Napoli continua a rafforzare il proprio ruolo nel turismo congressuale italiano e internazionale. I dati elaborati dal Convention Bureau Napoli evidenziano che nei <strong>primi quattro mesi del 2026</strong> il settore ha registrato una <strong>crescita del 12%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2025, un anno che aveva già fatto segnare risultati record per il comparto. Un andamento che conferma la solidità di un segmento diventato sempre più strategico per l&#8217;economia cittadina e regionale.<br>A rafforzare questo scenario contribuisce anche il più recente report dell&#8217;International Congress and Convention Association (ICCA), che colloca <strong>Napoli al 40° posto in Europa</strong>, al 73° posto nel mondo e al quinto posto in Italia tra le destinazioni congressuali, alle spalle di Roma e Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un motore economico ad alto valore aggiunto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo congressuale rappresenta uno dei segmenti più redditizi dell&#8217;intera industria turistica. A differenza del turismo tradizionale, legato prevalentemente al tempo libero, gli <strong>eventi business </strong>generano una domanda caratterizzata da una <strong>maggiore capacità di spesa</strong> e da un utilizzo più ampio di servizi professionali e qualificati. L&#8217;impatto economico interessa numerosi comparti. Ogni congresso produce, infatti, un indotto che coinvolge decine di operatori economici e contribuisce ad alimentare il sistema produttivo locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Napoli sempre più attrattiva per il mercato degli eventi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La città partenopea dispone di caratteristiche che la rendono particolarmente competitiva nel mercato MICE, il segmento dedicato a meeting, incentive, convention ed esposizioni. La presenza di un patrimonio culturale riconosciuto a livello mondiale, un&#8217;offerta ricettiva in continua evoluzione e collegamenti nazionali e internazionali sempre più efficienti costituiscono elementi decisivi nella scelta delle destinazioni congressuali. A questi fattori si aggiunge la capacità di offrire ai partecipanti un&#8217;esperienza che combina lavoro, cultura, enogastronomia e intrattenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La geografia delle richieste</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati del Convention Bureau Napoli, il <strong>69% delle richieste</strong> per l&#8217;organizzazione di congressi e convention proviene dal <strong>mercato italiano</strong>. Le regioni che generano il maggior numero di eventi sono Lombardia e Lazio, confermando il ruolo centrale dei principali poli economici del Paese nel mercato congressuale. Il restante 31% delle richieste arriva invece dall&#8217;<strong>estero</strong> e rappresenta la componente con il tasso di crescita più elevato. Tra i mercati internazionali più attivi figurano <strong>Regno Unito, Stati Uniti, Spagna e Francia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I settori che trainano il turismo congressuale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi delle richieste evidenzia come il <strong>comparto medico-scientifico</strong> continui a rappresentare uno dei principali motori della domanda congressuale cittadina. A questo si affiancano il settore<strong> turistico-culturale</strong> e quello dell&#8217;<strong>innovazione tecnologica</strong> e dell&#8217;<strong>ingegneria</strong>, che stanno contribuendo in maniera significativa alla crescita degli eventi ospitati sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché affidarsi a società specializzate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita costante del turismo congressuale apre prospettive interessanti per chi opera nei settori dell&#8217;ospitalità, dell&#8217;organizzazione eventi e dei servizi avanzati. L&#8217;aumento della domanda richiede servizi specializzati in grado di rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.<br>L’organizzazione di un congresso, infatti, può essere estremamente stressante e complessa, specialmente per chi non ha esperienza nel settore. Una sfida che richiede competenze, risorse e una pianificazione meticolosa. Proprio per questo, sempre più aziende stanno scoprendo i vantaggi di affidarsi a società specializzate nell’organizzazione di eventi. In questo modo è possibile contare su professionisti che vantano una vasta rete di contatti e partnership con fornitori affidabili, tra cui location, catering, servizi audiovisivi, intrattenitori e altro ancora. Affidarsi a una società specializzata libera il cliente dall’onere di gestire tutti gli aspetti dell’evento, consentendogli di godersi il momento senza preoccupazioni. Il team di esperti potrà occuparsi di tutte le fasi della pianificazione e dell’esecuzione, garantendo che tutto sia gestito in modo efficiente e professionale, risolvendo tempestivamente eventuali problemi che possono sorgere lungo il percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Organizza con noi eventi di successo per moltiplicare le tue opportunità di business!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>



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		<title>CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL NUOVO TEST DI COMPETITIVITÀ PER LE PMI ITALIANE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cambiamento climatico non è più solo un tema ambientale: è ormai una variabile economica, operativa e finanziaria. Secondo il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, il costo annuo dei rischi climatici potrebbe arrivare a 5 miliardi di euro entro il 2050, con effetti diretti su infrastrutture, produttività ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>cambiamento climatico</strong> non è più solo un tema ambientale: è ormai una <strong>variabile economica, operativa e finanziaria</strong>. Secondo il report Deloitte <em>“Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”</em>, il costo annuo dei rischi climatici potrebbe arrivare a <strong>5 miliardi di euro entro il 2050</strong>, con effetti diretti su infrastrutture, produttività e tenuta del sistema Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un tema ancora sottovalutato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine Deloitte-Ipsos-Doxa mostra una <strong>consapevolezza ancora parziale</strong>. Solo il <strong>34% delle Pmi</strong> considera il rischio climatico centrale nei propri framework di gestione, e appena il <strong>39%</strong> si ritiene molto o abbastanza esposto ai rischi fisici nei prossimi dieci anni.<br>Ancora più debole la risposta operativa: solo il <strong>14%</strong> ha attivato misure per la continuità del business in caso di eventi estremi e appena il <strong>10%</strong> ha avviato interventi di adattamento su infrastrutture e asset fisici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il rischio di restare fermi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario tra consapevolezza e azione pesa sulla competitività. Solo il <strong>18%</strong> delle imprese intervistate si sente pienamente preparato a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni sul rischio climatico fisico. Un elemento che incide su <strong>credito, coperture assicurative e affidabilità aziendale</strong>.<br>Le Pmi continuano a muoversi soprattutto con strumenti tradizionali. Le soluzioni digitali, comprese quelle basate su <strong>intelligenza artificiale</strong>, restano marginali, mentre gli investimenti guardano quasi sempre a un orizzonte breve e privilegiano le coperture assicurative rispetto alla prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il costo macroeconomico del ritardo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impatto non riguarda solo le singole imprese. Secondo il report, il <strong>Pil italiano</strong> potrebbe ridursi tra <strong>l’1,6% e il 6% entro il 2050</strong> rispetto a uno scenario senza rischio climatico. Un danno che tende ad accumularsi nel tempo e che si riflette su rifinanziamento, debito pubblico, spazio fiscale e stabilità del sistema produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture e turismo sotto pressione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I comparti più esposti sono infrastrutture e turismo. I danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero arrivare a <strong>5 miliardi l’anno entro il 2050</strong>, mentre considerando gli effetti indiretti il costo complessivo salirebbe tra <strong>11,5 e 18 miliardi annui</strong>.<br>Nel turismo, uno scenario di aumento della temperatura fino a <strong>+4°C</strong> potrebbe ridurre la domanda dell’<strong>8,9%</strong>, con perdite dirette stimate in <strong>52 miliardi di euro</strong>. Anche con un aumento di <strong>2°C</strong>, le perdite resterebbero rilevanti, intorno ai <strong>17 miliardi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sfida per gli imprenditori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese italiane non si tratta più di chiedersi <strong>se</strong> il rischio climatico avrà un impatto, ma <strong>quando</strong> e con quale intensità. La priorità è passare da una gestione reattiva a una <strong>strategia strutturata</strong>, capace di integrare prevenzione, adattamento e continuità operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, ricorrere a <strong>servizi specialistici</strong> e a <strong>consulenti esperti</strong> nella gestione del rischio climatico può fare la differenza. L’analisi della vulnerabilità degli asset, la pianificazione della continuità operativa, il monitoraggio digitale e il supporto nei rapporti con banche e assicurazioni diventano leve decisive per ridurre l’esposizione e rafforzare la competitività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ti aiutiamo a prevenire i rischi, rafforzare la resilienza e garantire continuità al tuo business.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>AI ACT, DAL 2 AGOSTO SCATTANO GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA: COSA CAMBIA PER IMPRESE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il conto alla rovescia è iniziato. L’8 maggio 2026 la Commissione europea ha pubblicato il draft delle linee guida sull’articolo 50 dell’AI Act, aprendo una consultazione pubblica chiusa il 3 giugno successivo. In parallelo è arrivato anche il secondo draft del Code of Practice, il codice di condotta dedicato alla marcatura dei contenuti generati dall’intelligenza ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il conto alla rovescia è iniziato. L’8 maggio 2026 la Commissione europea ha pubblicato il draft delle linee guida sull’articolo 50 dell’AI Act, aprendo una consultazione pubblica chiusa il 3 giugno successivo. In parallelo è arrivato anche il secondo draft del <strong>Code of Practice</strong>, il codice di condotta dedicato alla marcatura dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per le imprese — soprattutto nei settori pharma, medtech e digital health — la data chiave resta il <strong>2 agosto 2026</strong>, quando entreranno in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act. Da quel momento provider e deployer di sistemi di IA dovranno rispettare regole precise su informazione agli utenti, marcatura dei contenuti sintetici, deep fake e contenuti pubblicati su temi di interesse pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I quattro obblighi dell’articolo 50</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 50 introduce quattro categorie di obblighi.<br>La prima riguarda i <strong>sistemi che interagiscono direttamente con le persone</strong>: l’utente deve sapere che sta dialogando con una macchina. La seconda riguarda i <strong>contenuti sintetici</strong>, che dovranno essere marcati in formato machine-readable e resi riconoscibili come generati o manipolati dall’IA. La terza riguarda i <strong>sistemi di emotion recognition e biometric categorisation</strong>, che richiedono un’informativa specifica. La quarta interessa <strong>deep fake e testi AI-generated</strong> pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse generale.<br>Le linee guida chiariscono che più obblighi possono applicarsi contemporaneamente allo stesso sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sanità, il settore più esposto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In sanità il tema è particolarmente sensibile. Chatbot di triage, assistenti virtuali, piattaforme di telemedicina e strumenti di patient engagement non potranno affidarsi a informative generiche o nascoste nei termini di servizio. Secondo la Commissione, l’obbligo di <strong>trasparenza</strong> scatta quando non è evidente per l’utente che <strong>l’interazione</strong> avviene <strong>con una IA</strong>. Nei contesti sanitari — dove possono essere coinvolti pazienti fragili, anziani o minori — la disclosure dovrà essere chiara, visibile e collocata direttamente nel punto di interazione.<br>Un altro nodo riguarda la <strong>comunicazione scientifica e sanitaria</strong>. I testi AI-generated pubblicati su temi di interesse pubblico dovranno essere etichettati, salvo il caso in cui siano sottoposti a una revisione umana sostanziale e a una chiara responsabilità editoriale. Una questione che riguarda non solo i media, ma anche aziende farmaceutiche, produttori di dispositivi medici e strutture sanitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marcatura dei contenuti sintetici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parte più complessa resta quella <strong>tecnica</strong>. La Commissione chiede che i contenuti generati o manipolati dall’IA siano identificabili tramite strumenti machine-readable e accompagnati da sistemi di detection efficaci e affidabili. Nel <strong>digital health </strong>il tema tocca ambiti delicati come imaging medico sintetico, materiali formativi e contenuti scientifici. Per le imprese diventa quindi essenziale distinguere tra semplice editing tecnico e manipolazione sostanziale del contenuto, che farebbe scattare gli obblighi di marcatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La finestra che resta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo è limitato. La versione finale del Code of Practice è attesa entro giugno, mentre il 2 agosto 2026 scatteranno gli obblighi principali di trasparenza previsti dall’articolo 50.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese il tema non è più se adeguarsi, ma come farlo in tempo. Le aziende, soprattutto le PMI, dovranno definire una&nbsp;<strong>strategia aziendale per l’AI</strong>, assegnando ruoli e responsabilità, <strong>formare il personale</strong>&nbsp;sull’uso etico e legale dell’AI, <strong>mappare e classificare</strong>&nbsp;i sistemi AI utilizzati in azienda, valutare i&nbsp;<strong>rischi</strong>&nbsp;di ogni sistema e implementare misure di&nbsp;<strong>governance e sicurezza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti offriamo una consulenza mirata per gli investimenti in impiantistica e infrastrutture digitali, utile ad aumentare la competitività aziendale e la capacità di crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Con il nostro supporto puoi portare la tua impresa verso il futuro!</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>
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		<title>INVESTIMENTI SOSTENIBILI 4.0, NUOVO BANDO DA 448 MILIONI PER LE PMI DEL MEZZOGIORNO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arriva un nuovo intervento a sostegno degli investimenti delle imprese del Mezzogiorno. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emanato il decreto attuativo del bando “Investimenti sostenibili 4.0”, misura destinata alle PMI di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La dotazione complessiva è pari a 448 milioni di euro e ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Arriva un nuovo intervento a sostegno degli investimenti delle imprese del Mezzogiorno. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emanato il decreto attuativo del bando <strong>“Investimenti sostenibili 4.0”</strong>, misura destinata alle PMI di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La dotazione complessiva è pari a <strong>448 milioni di euro</strong> e punta a sostenere programmi di investimento collegati alla transizione digitale ed energetica delle imprese, in continuità con gli obiettivi del piano <strong>Transizione 4.0</strong>. Una quota del 25% delle risorse sarà riservata a micro e piccole imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I progetti ammissibili</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura è destinata a finanziare programmi di investimento con costi compresi tra uno e cinque milioni di euro. Potranno accedere alle agevolazioni le PMI che presenteranno programmi basati prevalentemente sull’utilizzo delle tecnologie riconducibili al paradigma <strong>Industria 4.0</strong>. Tra queste figurano intelligenza artificiale, blockchain, internet of things, cybersecurity, cloud computing e sistemi di analisi dei dati.<br>Gli investimenti dovranno essere finalizzati all’ampliamento della capacità produttiva, alla diversificazione della produzione o alla trasformazione dei processi aziendali esistenti. <br>Il bando prevede inoltre criteri di valutazione che attribuiscono maggiore rilevanza ai progetti con caratteristiche di sostenibilità ambientale. In particolare, saranno valorizzati gli interventi legati all’economia circolare, come il riutilizzo degli scarti di produzione, la riduzione dei rifiuti o l’adozione di soluzioni di smart packaging. <br>Attenzione anche all’efficienza energetica. Tra gli elementi premianti rientrano infatti gli investimenti in grado di garantire un risparmio energetico pari almeno al 5% rispetto ai consumi registrati nell’anno precedente nello stabilimento interessato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le spese finanziabili</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i costi ammissibili rientrano l’acquisto di macchinari e impianti, i programmi informatici, le licenze e le opere murarie, entro il limite del 40% dell’investimento complessivo.<br>L’importo delle spese dovrà essere compreso tra <strong>750 mila euro e 5 milioni di euro</strong> e non potrà superare il 70% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato. Eventuali importi eccedenti il limite massimo potranno essere inclusi nel progetto ma non beneficeranno delle agevolazioni.<br>I programmi dovranno inoltre rispettare il principio europeo del <strong>DNSH</strong> (“Do No Significant Harm”), che impone di non arrecare danni significativi all’ambiente, ed essere completati entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Contributi e finanziamenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le agevolazioni potranno coprire fino al <strong>75% delle spese ammissibili</strong>. Il sostegno sarà articolato in due componenti: un contributo a fondo perduto pari al <strong>35%</strong> dell’investimento e un finanziamento agevolato a tasso zero fino al <strong>40%</strong>, con durata massima di sette anni. <br>La gestione della misura sarà affidata a <strong>Invitalia</strong>, che procederà all’erogazione delle somme sulla base degli stati di avanzamento lavori presentati dalle imprese beneficiarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Modalità di accesso</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni impresa potrà presentare una sola domanda di agevolazione che dovrà essere trasmessa esclusivamente online attraverso la piattaforma di Invitalia. I termini per l’apertura dello sportello e le modalità operative saranno definiti con un successivo provvedimento ministeriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un’opportunità strategica per il Mezzogiorno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo bando rappresenta uno strumento rilevante per sostenere la competitività delle PMI del Sud. In una fase segnata dalla trasformazione digitale e dalla necessità di accelerare la transizione energetica, la misura punta a rafforzare il tessuto produttivo meridionale incentivando investimenti innovativi e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accedere agli incentivi può rappresentare, però, una sfida burocratica non trascurabile. Errori nella documentazione, ritardi nei tempi o lacune formali possono compromettere l’ottenimento dell’agevolazione. Per questo, sempre più imprese si affidano a&nbsp;<strong>consulenti specializzati</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perdere l’opportunità di far crescere la tua impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Contattaci</strong>&nbsp;per ricevere una consulenza su misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Inizia a investire sul futuro della tua azienda!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>
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		<title>IPERAMMORTAMENTO 2026: ARRIVA IL DECRETO ATTUATIVO. OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE, MA CON REGOLE E CONTROLLI PIÙ SEVERI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con la Legge di Bilancio 2026 torna l’iperammortamento, una misura pensata per aiutare le imprese che investono in innovazione, digitalizzazione e transizione energetica. La novità è prevista dalla Legge n. 199/2025 e sarà resa operativa dal Decreto attuativo MIMIT-MEF. Si tratta di un incentivo importante, ma anche di una misura più rigida rispetto al passato, ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Con la <strong>Legge di Bilancio 2026</strong> torna l’<strong>iperammortamento</strong>, una misura pensata per aiutare le imprese che investono in <strong>innovazione, digitalizzazione e transizione energetica</strong>. La novità è prevista dalla <strong>Legge n. 199/2025</strong> e sarà resa operativa dal <strong>Decreto attuativo MIMIT-MEF</strong>. Si tratta di un incentivo importante, ma anche di una misura più rigida rispetto al passato, con più controlli e più adempimenti.<br>L’obiettivo è favorire gli investimenti in <strong>beni strumentali nuovi</strong> e in <strong>impianti per produrre energia da fonti rinnovabili</strong>, così da spingere le aziende a modernizzare i processi e, allo stesso tempo, a ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come funziona l’agevolazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo iperammortamento si applica agli investimenti effettuati dal <strong>1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028</strong>. Rientrano nell’agevolazione i beni nuovi destinati alla trasformazione tecnologica e digitale dell’attività produttiva, insieme agli impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile e ai sistemi di accumulo. <br>In pratica, l’impresa potrà dedurre una quota più alta rispetto al costo effettivamente sostenuto. Questo permette di pagare meno imposte sui redditi. Il meccanismo è noto alle aziende, ma oggi viene riproposto con regole più precise e con un’attenzione maggiore alla sostenibilità e alle norme europee sugli aiuti di Stato. <br>Una novità importante riguarda la scelta dei fornitori: viene meno il vincolo più stretto legato alle tecnologie prodotte in Europa. Le imprese avranno quindi più libertà di acquisto, purché i beni rispettino i requisiti tecnici richiesti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le aliquote previste</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’agevolazione cresce in modo diverso a seconda dell’importo investito. Per gli investimenti fino a <strong>2,5 milioni di euro</strong> la maggiorazione arriva al <strong>180%</strong>. Per la parte di spesa tra <strong>2,5 e 10 milioni</strong> la maggiorazione scende al <strong>100%</strong>. Per la quota tra <strong>10 e 20 milioni</strong> si applica una maggiorazione del <strong>50%</strong>. <br>Il beneficio è quindi molto interessante per le imprese medio-grandi, ma può essere utile anche per realtà più piccole che vogliono rinnovare impianti, macchinari o sistemi energetici. Resta invece escluso il <strong>Software as a Service (SaaS)</strong>, quindi i servizi software in cloud non rientrano nell’agevolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Procedura digitale e scadenze da rispettare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda si presenta tramite la piattaforma del <strong>Gestore dei Servizi Energetici (GSE)</strong>, usando <strong>SPID</strong> o <strong>Carta d’Identità Elettronica</strong>. La procedura è divisa in più fasi e ogni passaggio è necessario per non perdere il beneficio.<br>Si parte con la <strong>comunicazione preventiva</strong>, che avvia il procedimento e descrive il progetto di investimento. Entro <strong>60 giorni</strong> va inviata la <strong>comunicazione di conferma</strong>, con cui l’impresa dimostra di aver pagato almeno il <strong>20% del costo del bene</strong> oppure, nel caso del leasing, di aver firmato il contratto e l’ordine. <br>L’ultimo passaggio è la <strong>comunicazione di completamento</strong>, da trasmettere entro il <strong>15 novembre 2028</strong>. In questa fase l’impresa certifica che l’investimento è finito, che il bene è entrato in funzione e che è stato collegato ai sistemi aziendali. Serviranno anche una <strong>perizia asseverata</strong> e una <strong>certificazione contabile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Più controlli e meno autodichiarazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle novità principali è il rafforzamento dei controlli. Le imprese dovranno inviare ogni anno due comunicazioni aggiuntive: una entro il <strong>20 gennaio</strong> e una entro il <strong>30 giugno</strong>, con i dati sugli investimenti e sul piano di ammortamento. <br>Il <strong>GSE</strong> avrà un ruolo centrale: gestirà la piattaforma, ma potrà anche fare controlli, segnalare problemi e revocare il beneficio se trova irregolarità, dichiarazioni false o operazioni non corrette.<br>Non basterà più una semplice autodichiarazione. Le caratteristiche tecniche dei beni e la loro interconnessione dovranno essere certificate da una <strong>perizia asseverata</strong> fatta da professionisti qualificati. Inoltre, servirà la <strong>certificazione contabile</strong> dei revisori legali, con costi a carico dell’impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Più spazio anche per l’energia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto agli investimenti tecnologici, il nuovo iperammortamento valorizza anche quelli sull’energia. Sono agevolabili gli impianti per produrre energia elettrica e termica per uso industriale, oltre ai sistemi di accumulo e ai servizi collegati.<br>L’obiettivo è aiutare le imprese a diventare più autonome dal punto di vista energetico, ridurre la dipendenza dalle fonti tradizionali e accompagnare la transizione ecologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, il nuovo iperammortamento 2026 è un’opportunità interessante per le imprese che vogliono investire e crescere. Ma per ottenere il beneficio serviranno attenzione, documenti in ordine e rispetto puntuale delle scadenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidarsi a&nbsp;<strong>consulenti esperti</strong>&nbsp;nella predisposizione della documentazione può fare la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Investi nelle competenze per vincere le sfide di domani!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>
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		<title>SIMEST, AL VIA LA MISURA ANTI RINCARI PER LE PMI: 800 MILIONI PER SOSTENERE EXPORT, ENERGIA E LIQUIDITÀ</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:27:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal 25 maggio le imprese colpite dall’aumento dei costi energetici o da una contrazione del fatturato potranno presentare domanda per accedere alla nuova misura di Simest “Energia per la competitività internazionale”, un intervento da 800 milioni di euro pensato soprattutto per le piccole e medie imprese. L’obiettivo è offrire un sostegno concreto alle aziende che ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>25 maggio</strong> le imprese colpite dall’aumento dei costi energetici o da una contrazione del fatturato potranno presentare domanda per accedere alla nuova misura di Simest <strong>“Energia per la competitività internazionale”</strong>, un intervento da<strong> 800 milioni di euro</strong> pensato soprattutto per le piccole e medie imprese. L’obiettivo è offrire un sostegno concreto alle aziende che stanno subendo gli effetti indiretti delle tensioni nell’area del Golfo Persico, ma anche a quelle che, pur non esportando direttamente, fanno parte di filiere legate all’export e risentono dell’aumento dei costi o del rallentamento dei ricavi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un sostegno per rafforzare la competitività</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura, promossa sotto la regia della Farnesina e con il supporto del Governo, punta a rafforzare la capacità delle imprese italiane di restare competitive sui mercati internazionali in una fase ancora segnata da <strong>volatilità energetica</strong> e <strong>incertezza geopolitica</strong>. Non si tratta soltanto di un aiuto emergenziale, ma di uno strumento pensato per accompagnare le aziende in una fase di assestamento, consentendo loro di preservare liquidità, struttura patrimoniale e continuità operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo prevede un <strong>finanziamento agevolato</strong> affiancato da un <strong>contributo a fondo perduto</strong> fino al <strong>30% per le Pmi</strong> e fino al <strong>20% per le altre imprese</strong>. L’accesso è subordinato alla dimostrazione di un incremento dei costi energetici oppure di una riduzione del fatturato pari almeno <em>al 10% </em>nel primo trimestre o quadrimestre dell’anno rispetto al periodo corrispondente dell’esercizio precedente. Un requisito che punta a intercettare le imprese realmente penalizzate dagli shock dei prezzi e dal rallentamento della domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A cosa possono servire le risorse</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le risorse potranno essere impiegate per operazioni di rafforzamento patrimoniale, <strong>fino al 90% del finanziamento</strong>, oppure per finanziamento soci, con un importo massimo che potrà arrivare a 1,5 milioni di euro. È previsto inoltre un anticipo fino al 50%, mentre la durata del rimborso potrà estendersi fino a otto anni, un orizzonte più ampio rispetto ad altri strumenti simili e utile per alleggerire la pressione finanziaria sulle aziende beneficiarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come presentare domanda</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande potranno essere presentate in <strong>modalità telematica</strong> attraverso il portale di Simest <strong>fino al 31 dicembre</strong>. Nei primi giorni di apertura, in caso di accessi simultanei molto elevati, sarà attivata una coda virtuale per gestire in modo ordinato la trasmissione delle richieste. Per le imprese interessate sarà quindi importante muoversi per tempo, predisponendo con attenzione la documentazione necessaria e verificando in anticipo la propria eleggibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un’opportunità strategica per le imprese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli imprenditori, la misura rappresenta una doppia opportunità: da un lato, compensare almeno in parte l’impatto dei rincari; dall’altro, rafforzare la struttura finanziaria dell’impresa in una fase in cui la capacità di resistere agli shock esterni diventa un fattore competitivo decisivo. In un contesto in cui il costo dell’energia continua a pesare sui bilanci e l’export richiede investimenti costanti, l’intervento di Simest si inserisce come una leva di stabilizzazione per chi produce, vende e compete sui mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidarsi a&nbsp;<strong>consulenti esperti</strong>&nbsp;nella stesura di progetti e nella predisposizione della documentazione può fare la differenza: aumentare la qualità tecnica della proposta migliora le probabilità di ottenere il contributo e ottimizza l’investimento in formazione su temi cruciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Investi nelle competenze per vincere le sfide competitive di domani!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it</p>
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		<title>INCENTIVI TURISMO 2026: UNA LEVA STRATEGICA PER INNOVARE L’OFFERTA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:31:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del Ministero del Turismo, di concerto con il MEF, segna un passaggio operativo rilevante per il sistema imprenditoriale del settore. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2025, mette a terra un pacchetto di incentivi destinati a sostenere la competitività e la trasformazione dell’offerta turistica italiana. Il ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del Ministero del Turismo, di concerto con il MEF, segna un passaggio operativo rilevante per il sistema imprenditoriale del settore. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2025, mette a terra un pacchetto di <strong>incentivi destinati a sostenere la competitività e la trasformazione dell’offerta turistica italiana</strong>. <br>Il provvedimento definisce in modo puntuale regole, beneficiari e spese ammissibili, delineando un quadro strutturato che punta su <strong>riqualificazione energetica, digitalizzazione e sostenibilità</strong>, con una chiara finalità: rendere le imprese più efficienti e capaci di intercettare una domanda turistica in evoluzione, sempre più orientata a qualità, tecnologia e destagionalizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Struttura normativa e governance dell’incentivo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto si articola in 18 articoli che coprono l’intero ciclo di vita dell’agevolazione, dalla definizione delle finalità fino ai controlli e alle revoche. Si tratta di un impianto normativo completo che offre alle imprese una cornice chiara entro cui muoversi. <br>La gestione operativa sarà affidata a Invitalia, mentre l’effettiva apertura dello sportello sarà definita da un successivo avviso ministeriale. Questo passaggio sarà decisivo, perché stabilirà <strong>tempistiche e criteri concreti di accesso</strong>, determinando di fatto la competizione tra i progetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi può accedere: platea ampia e apertura a nuovi modelli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto individua una platea di beneficiari ampia e diversificata. Rientrano le imprese operanti nei principali comparti turistici, tra cui <strong>strutture ricettive, ristorazione, campeggi, stabilimenti balneari, centri termali e organizzazione di eventi</strong>. Particolarmente rilevante è l’apertura verso modelli più flessibili. Possono accedere anche imprese che, pur non rientrando formalmente nei codici ATECO previsti, dimostrino una prevalenza di fatturato nel turismo. Inoltre, è prevista la possibilità di coinvolgere <strong>proprietari degli immobili</strong> e forme aggregate come le reti d’impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli investimenti finanziabili: energia, digitale e qualità dell’offerta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della misura è rappresentato dalle spese ammissibili, che delineano chiaramente le direttrici di sviluppo del settore. Un primo asse riguarda la <strong>riqualificazione energetica</strong>, con interventi su edifici e impianti: isolamento termico, sostituzione di infissi, efficientamento dei sistemi di climatizzazione e riduzione dei consumi idrici. Si tratta di investimenti che, oltre a migliorare la sostenibilità, generano risparmi strutturali sui costi operativi. Un secondo ambito è quello della <strong>transizione digitale</strong>, che include sistemi di automazione, intelligenza artificiale, infrastrutture tecnologiche e building automation, con l’obiettivo di trasformare le strutture in ambienti connessi, capaci di offrire servizi personalizzati e migliorare l’esperienza del cliente. Infine, il decreto incentiva l’<strong>ammodernamento dell’offerta</strong>, includendo interventi su piscine, centri wellness, strutture congressuali e spazi per eventi. L’obiettivo è ampliare la gamma dei servizi e favorire la destagionalizzazione, elemento cruciale per aumentare la redditività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Agevolazioni: contributi e finanziamenti per progetti ambiziosi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dotazione complessiva della misura ammonta a <strong>109 milioni di euro</strong>, suddivisi tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Gli investimenti ammissibili devono essere compresi tra <strong>1 e 15 milioni di euro</strong>, segnale chiaro che il target sono iniziative strutturate e con impatto rilevante. <br>Il contributo a fondo perduto può arrivare fino al <strong>30% delle spese</strong>, con un tetto massimo di 4,5 milioni di euro, mentre il finanziamento agevolato può coprire fino al <strong>70% dell’investimento</strong>. Il mix tra le due componenti consente di costruire piani finanziari equilibrati, riducendo il fabbisogno di capitale proprio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tempistiche e iter: pianificazione e rapidità esecutiva</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto impone tempi stringenti. Gli investimenti devono essere completati entro <strong>18 mesi dalla concessione</strong>, e comunque non oltre il 30 settembre 2028. <br>L’iter procedurale prevede una valutazione relativamente rapida: il soggetto gestore avrà circa 60 giorni per l’istruttoria. Tuttavia, la qualità della progettazione sarà determinante, poiché le domande dovranno includere un <strong>piano economico-finanziario dettagliato, un cronoprogramma e una progettazione tecnica completa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una misura da cogliere con visione strategica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incentivi per il turismo 2026 rappresentano più di un semplice sostegno finanziario. Si configurano come uno strumento per guidare una trasformazione profonda del settore, orientata a <strong>innovazione, sostenibilità e qualità dell’esperienza turistica</strong>. <br>Per le imprese, la sfida non sarà solo accedere alle risorse, ma utilizzarle per costruire un vantaggio competitivo duraturo. Chi saprà integrare investimenti tecnologici, efficientamento energetico e ampliamento dell’offerta potrà posizionarsi meglio in un mercato sempre più selettivo. <br>Per accompagnare le imprese in questo percorso, mettiamo a disposizione servizi dedicati alla progettazione, all’accesso agli incentivi e alla gestione degli investimenti nel turismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Vieni a scoprirli: trasformiamo insieme le opportunità in crescita concreta!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>RETI D’IMPRESA, NEL 2025 OLTRE 10MILA CONTRATTI: CRESCE IL MODELLO CHE RAFFORZA COMPETITIVITÀ E COLLABORAZIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uniservizi.na]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le reti d’impresa confermano anche nel 2025 la loro centralità nel sistema produttivo italiano. Il numero dei contratti attivi ha raggiunto quota 10.361, con un aumento del 7,6% rispetto all’anno precedente, mentre le imprese coinvolte sono salite a 53mila, in crescita del 5,2%. Numeri che raccontano una tendenza ormai consolidata: a oltre sedici anni dalla ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le reti d’impresa confermano anche nel 2025 la loro centralità nel sistema produttivo italiano. Il numero dei contratti attivi ha raggiunto quota <strong>10.361</strong>, con un aumento del <strong>7,6%</strong> rispetto all’anno precedente, mentre le imprese coinvolte sono salite a <strong>53mila</strong>, in crescita del <strong>5,2%</strong>. Numeri che raccontano una tendenza ormai consolidata: a oltre sedici anni dalla sua introduzione nell’ordinamento italiano, il contratto di rete non rappresenta più uno strumento sperimentale, ma una leva strutturale di sviluppo per le aziende che vogliono crescere, innovare e affrontare mercati sempre più complessi.<br>I dati emergono dall’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa, realizzato da InfoCamere, RetImpresa e dalla Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Il quadro che ne deriva è quello di un modello organizzativo capace di unire <strong>flessibilità e strategia</strong>, soprattutto in una fase storica in cui la competitività non si gioca più soltanto sulla dimensione aziendale, ma sulla capacità di fare sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’impatto sul lavoro e la forza delle imprese più strutturate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista occupazionale, le imprese in rete impiegano oltre <strong>1 milione e 743 mila addetti</strong>. È un dato che conferma la rilevanza economica del fenomeno, ma che evidenzia anche una forte concentrazione: meno del <strong>10% delle imprese</strong>, quelle medio-grandi, assorbe oltre l’<strong>80% degli occupati</strong>, mentre le microimprese, pur rappresentando più della metà del totale, incidono ancora in misura marginale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché le imprese scelgono di fare rete</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le motivazioni che spingono le aziende ad aderire a una rete restano fortemente legate alla crescita competitiva. Secondo la survey richiamata dall’Osservatorio, il <strong>37,6%</strong> delle imprese punta ad aumentare il proprio potere contrattuale, il <strong>27,5%</strong> alla condivisione di risorse e il <strong>25,8%</strong> alla partecipazione a bandi e appalti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una formula snella, scelta soprattutto dalle piccole aggregazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>87,5%</strong> delle reti è composto da meno di dieci imprese e oltre la metà coinvolge soltanto due o tre soggetti. Questo dato conferma la natura agile dello strumento, che si adatta bene a forme di cooperazione mirate, costruite su obiettivi specifici e su relazioni imprenditoriali dirette.<br>Anche sul piano giuridico emerge una preferenza chiara per la flessibilità. Le <strong>reti-contratto rappresentano l’86%</strong> del totale, mentre le reti-soggetto arrivano al <strong>14%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La geografia delle reti: una presenza diffusa nel Paese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione territoriale delle reti d’impresa mostra una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. Il Lazio si conferma la prima regione per numero di imprese coinvolte, seguito da Lombardia, Veneto e Campania.<br>Oltre il <strong>52%</strong> coinvolge imprese della stessa provincia e circa il <strong>70,8%</strong> resta entro i confini regionali. Al tempo stesso, cresce la quota di collaborazioni interregionali, a dimostrazione di una maturazione progressiva del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I settori trainanti e le opportunità per il futuro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano settoriale, quasi la metà delle imprese in rete si concentra in tre comparti chiave: <strong>agroalimentare (21,3%)</strong>, <strong>costruzioni (15,2%)</strong> e <strong>commercio (11,4%)</strong>. Accanto a questi comparti, il rapporto evidenzia una presenza significativa anche nei servizi, nella logistica e nelle attività professionali, a conferma della <strong>trasversalità del fenomeno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Competenze, digitalizzazione e sostenibilità: le sfide ancora aperte</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai risultati positivi, il rapporto segnala anche alcune aree di attenzione. Le reti individuano nella <strong>digitalizzazione</strong>, nell’ICT, nella <strong>sostenibilità</strong> e nel <strong>marketing</strong> le principali direttrici di sviluppo, ma spesso incontrano difficoltà nel trasformare questi bisogni in percorsi formativi strutturati. Il tema delle <strong>competenze</strong> resta quindi centrale, soprattutto per quanto riguarda le aree tecniche e produttive, dove il disallineamento tra domanda e offerta continua a rappresentare un limite alla crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli strumenti che possono rafforzare il modello</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto richiama alcune leve già disponibili, come la <strong>codatorialità</strong>, i <strong>fondi interprofessionali</strong> e le <strong>agevolazioni fiscali per le PMI</strong>. Si tratta di strumenti che possono rendere il modello di rete più solido e più utile per le imprese, soprattutto se orientati a sostenere processi di innovazione condivisa, formazione continua e sviluppo organizzativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli imprenditori, il messaggio è chiaro: fare rete non significa soltanto mettere insieme più aziende, ma costruire una strategia comune capace di generare valore nel tempo. In un mercato che premia la capacità di adattarsi, cooperare e investire sulle competenze, la rete d’impresa si conferma una delle risposte più concrete per crescere in modo competitivo e sostenibile. Per questo è utile affidarsi a <strong>consulenti specializzati</strong>, in grado di guidare le imprese nella scelta della formula più adatta e nella costruzione di una rete davvero efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Investi oggi per vincere le sfide competitive di domani!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>
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		<title>COMPETENZE SPECIALISTICHE PMI, DAL 21 APRILE VIA AGLI INCENTIVI PER LA FORMAZIONE NEL MEZZOGIORNO</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal 21 aprile le micro, piccole e medie imprese localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia potranno presentare domanda per accedere agli incentivi “Sviluppo competenze specialistiche delle PMI”, la misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy pensata per sostenere la crescita competitiva delle aziende del Mezzogiorno attraverso investimenti nella ...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>21 aprile </strong>le micro, piccole e medie imprese localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia potranno presentare domanda per accedere agli incentivi <strong>“Sviluppo competenze specialistiche delle PMI”</strong>, la misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy pensata per sostenere la crescita competitiva delle aziende del Mezzogiorno attraverso investimenti nella formazione del personale. Lo sportello resterà aperto fino al <strong>23 giugno 2026</strong> e le domande dovranno essere trasmesse esclusivamente tramite la piattaforma di Invitalia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La misura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sviluppo Competenze” è un regime di aiuto rivolto alle PMI del Sud Italia per l’acquisto di servizi di formazione destinati ad accrescere le competenze dei dipendenti, anche in un’ottica di rafforzamento delle filiere di appartenenza.<br>L’obiettivo è chiaro: <strong>aiutare le imprese ad affrontare le sfide dell’innovazione tecnologica</strong> e cogliere le opportunità della <strong>transizione verde e digitale</strong>.<br>La dotazione complessiva è pari a <strong>50 milioni di euro</strong>, a valere sul Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027. Una quota del <strong>40% delle risorse</strong> è riservata alle imprese delle filiere automotive e moda-tessile-arredo. Le agevolazioni saranno assegnate tramite <strong>procedura a graduatoria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A chi si rivolge</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento è destinato alle <strong>micro, piccole e medie imprese</strong> con unità locali nelle regioni ammesse. Al momento della domanda, l’impresa deve essere attiva, in regola e operativa, con almeno un bilancio depositato (o dichiarazione dei redditi, nel caso di imprese individuali). È inoltre richiesta la piena regolarità rispetto agli aiuti di Stato, agli obblighi normativi e alle disposizioni in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa finanzia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incentivi finanziano <strong>percorsi di formazione per il personale dipendente</strong>, con l’obiettivo di sviluppare competenze strategiche legate alla trasformazione tecnologica e alla sostenibilità. I progetti possono essere presentati anche in forma <strong>integrata e sovraregionale</strong>, coinvolgendo fino a 10 imprese, quando questo consente vantaggi concreti per la filiera. <br>Le iniziative devono avere un valore compreso tra <strong>10.000 e 60.000 euro per impresa</strong>, essere realizzate nelle regioni ammesse e affidate a soggetti qualificati e indipendenti. I percorsi devono partire entro sei mesi dall’approvazione e concludersi entro dodici mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli ambiti di intervento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività formative riguardano <strong>settori ad alto potenziale di sviluppo</strong>, tra cui industria sostenibile, energia e ambiente, turismo e cultura, agenda digitale, tecnologie digitali, biotecnologie e, più in generale, i processi legati alla <strong>transizione green e digitale</strong>. <br>Per molte imprese, si tratta di un’occasione concreta per <strong>rafforzare il posizionamento competitivo</strong> e aggiornare competenze sempre più decisive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le spese ammissibili</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono finanziabili i costi legati alla formazione, tra cui le spese per i formatori, i costi di esercizio (come viaggi e materiali), i servizi di consulenza e il costo del personale durante le ore di formazione.<br>Le spese sono riconosciute attraverso <strong>modalità semplificate basate su costi unitari</strong>, che rendono più snella la gestione del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il contributo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’agevolazione è concessa sotto forma di <strong>contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili</strong>. Per i progetti integrati sovraregionali sono previste maggiorazioni fino al <strong>+20% per micro e piccole imprese</strong> e <strong>+10% per le medie imprese</strong>. Il contributo è cumulabile con altri aiuti, nei limiti previsti dalla normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli imprenditori del Mezzogiorno, la misura rappresenta una leva concreta per <strong>investire sulle competenze interne</strong>, migliorare l’organizzazione e affrontare con maggiore solidità le sfide della trasformazione digitale e ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidarsi a&nbsp;<strong>consulenti esperti</strong> può fare la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Investi nelle competenze per vincere le sfide competitive di domani!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PER MAGGIORI INFORMAZIONI<br>Antonio Ciccarelli<br>CONTATTI<br>ciccarelli@unindustria.na.it<br>Tel. 081 5836153</p>
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