Il cambiamento climatico non è più solo un tema ambientale: è ormai una variabile economica, operativa e finanziaria. Secondo il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, il costo annuo dei rischi climatici potrebbe arrivare a 5 miliardi di euro entro il 2050, con effetti diretti su infrastrutture, produttività e tenuta del sistema Paese.
Un tema ancora sottovalutato
L’indagine Deloitte-Ipsos-Doxa mostra una consapevolezza ancora parziale. Solo il 34% delle Pmi considera il rischio climatico centrale nei propri framework di gestione, e appena il 39% si ritiene molto o abbastanza esposto ai rischi fisici nei prossimi dieci anni.
Ancora più debole la risposta operativa: solo il 14% ha attivato misure per la continuità del business in caso di eventi estremi e appena il 10% ha avviato interventi di adattamento su infrastrutture e asset fisici.
Il rischio di restare fermi
Il divario tra consapevolezza e azione pesa sulla competitività. Solo il 18% delle imprese intervistate si sente pienamente preparato a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni sul rischio climatico fisico. Un elemento che incide su credito, coperture assicurative e affidabilità aziendale.
Le Pmi continuano a muoversi soprattutto con strumenti tradizionali. Le soluzioni digitali, comprese quelle basate su intelligenza artificiale, restano marginali, mentre gli investimenti guardano quasi sempre a un orizzonte breve e privilegiano le coperture assicurative rispetto alla prevenzione.
Il costo macroeconomico del ritardo
L’impatto non riguarda solo le singole imprese. Secondo il report, il Pil italiano potrebbe ridursi tra l’1,6% e il 6% entro il 2050 rispetto a uno scenario senza rischio climatico. Un danno che tende ad accumularsi nel tempo e che si riflette su rifinanziamento, debito pubblico, spazio fiscale e stabilità del sistema produttivo.
Infrastrutture e turismo sotto pressione
I comparti più esposti sono infrastrutture e turismo. I danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero arrivare a 5 miliardi l’anno entro il 2050, mentre considerando gli effetti indiretti il costo complessivo salirebbe tra 11,5 e 18 miliardi annui.
Nel turismo, uno scenario di aumento della temperatura fino a +4°C potrebbe ridurre la domanda dell’8,9%, con perdite dirette stimate in 52 miliardi di euro. Anche con un aumento di 2°C, le perdite resterebbero rilevanti, intorno ai 17 miliardi.
La sfida per gli imprenditori
Per le imprese italiane non si tratta più di chiedersi se il rischio climatico avrà un impatto, ma quando e con quale intensità. La priorità è passare da una gestione reattiva a una strategia strutturata, capace di integrare prevenzione, adattamento e continuità operativa.
In questo scenario, ricorrere a servizi specialistici e a consulenti esperti nella gestione del rischio climatico può fare la differenza. L’analisi della vulnerabilità degli asset, la pianificazione della continuità operativa, il monitoraggio digitale e il supporto nei rapporti con banche e assicurazioni diventano leve decisive per ridurre l’esposizione e rafforzare la competitività.
Ti aiutiamo a prevenire i rischi, rafforzare la resilienza e garantire continuità al tuo business.
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Antonio Ciccarelli
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