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L’ITALIA VARA LA PRIMA LEGGE NAZIONALE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: COSA SIGNIFICA PER LE IMPRESE

13 Ottobre 2025
Uniservizi.na

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 223 del 25 settembre 2025, il disegno di legge nazionale sull’intelligenza artificiale diventa realtà. Il provvedimento segna un passaggio storico: per la prima volta l’Italia si dota di una cornice normativa organica per l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, definendo regole di sicurezza, responsabilità e trasparenza tanto per il settore pubblico quanto per quello privato.

Un approccio antropocentrico e coerente con l’Europa

La legge nasce con un approccio antropocentrico, che pone al centro l’essere umano e la sua capacità decisionale, evitando che algoritmi e modelli sostituiscano l’uomo in ambiti cruciali. È una scelta che si inserisce nel solco dell’AI Act europeo e che si affianca alle tutele in materia di protezione dei dati personali, con l’obiettivo di creare un sistema coerente e armonizzato.

Governance e strategia nazionale

Il ddl prevede che il Governo adotti una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale, aggiornata ogni due anni dal Comitato interministeriale per la transizione digitale e supportata dal Dipartimento per la trasformazione digitale. La governance complessiva sarà affidata all’Agenzia per l’Italia Digitale e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che avrà anche compiti di vigilanza. Ogni anno il Parlamento riceverà un monitoraggio sull’attuazione e sull’impatto delle norme.

Impatti sul mondo del lavoro

Per le imprese, il nuovo quadro introduce obblighi ma anche opportunità. L’uso dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo sarà monitorato da un osservatorio istituito presso il Ministero del Lavoro. Le aziende dovranno garantire trasparenza e correttezza nell’impiego degli algoritmi, specialmente nella selezione del personale, informando i lavoratori sulle modalità di utilizzo dei sistemi. Sarà consentito ricorrere all’AI anche per le professioni intellettuali, ma soltanto a condizione che l’elaborato finale sia rivisto da un essere umano e che chi usufruisce del servizio sia informato dell’eventuale intervento delle macchine.

Sanità e ricerca scientifica sotto controllo umano

Il testo interviene anche sul settore sanitario, vietando l’impiego dell’AI per decidere chi possa accedere alle prestazioni mediche. L’algoritmo non potrà sostituirsi ai medici nelle scelte cliniche, ma sarà ammesso come supporto, sempre sotto supervisione umana. Per la ricerca scientifica, la legge prevede la possibilità di utilizzare dati personali senza consenso quando l’attività non ha scopo di lucro, purché vi sia l’approvazione di un comitato etico notificato al Garante della privacy.

Giustizia e limiti all’uso dell’AI

In ambito giudiziario, la norma stabilisce un divieto netto: l’intelligenza artificiale non potrà redigere sentenze né atti giudiziari e non potrà essere utilizzata per interpretare la legge o per determinare pene. Sarà consentito il suo impiego nei procedimenti amministrativi, ma la responsabilità delle decisioni resterà sempre in capo all’uomo. Chiunque sia coinvolto in un procedimento dovrà essere informato in maniera chiara dell’utilizzo della tecnologia.

La lotta ai deepfake e i nuovi reati

Il ddl affronta infine anche gli abusi legati all’AI, introducendo nuovi reati e aggravanti. Particolare attenzione è rivolta ai deepfake, che dovranno essere etichettati come contenuti artificiali. La diffusione di immagini o video manipolati al punto da ingannare sulla loro genuinità potrà comportare pene detentive da uno a cinque anni. Stringenti anche le regole sui minori: i loro dati personali non potranno essere trattati senza l’approvazione dei genitori.

Una sfida e un’opportunità per le imprese

Per gli imprenditori, questa legge rappresenta un passaggio decisivo. Non si tratta soltanto di un insieme di divieti, ma di un quadro di certezza giuridica che favorisce un ecosistema digitale più sicuro e trasparente. Le aziende che investiranno in soluzioni conformi alla normativa potranno godere di un vantaggio competitivo, distinguendosi sul mercato interno ed europeo. La sfida non sarà solo adottare tecnologie innovative, ma saperle integrare in un contesto che chiede responsabilità, tutela dei diritti e attenzione alle ricadute sociali.

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Antonio Ciccarelli
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