Con la firma dei decreti attuativi, Resto al Sud 2.0 diventa ufficialmente operativo. La nuova misura, ribattezzata anche “Investire al Sud”, è stata inserita nel Decreto Coesione 2024 ed è destinata ai giovani under 35 residenti nel Mezzogiorno, nelle isole minori e nei comuni del Centro Italia colpiti dai terremoti del 2009 e 2016. La dotazione finanziaria complessiva è pari a 800 milioni di euro, con l’obiettivo di sostenere l’autoimprenditorialità giovanile e contrastare la disoccupazione nelle aree più fragili del Paese. La misura si inserisce nella più ampia riforma della Politica di Coesione varata dal Governo nel 2023. Resto al Sud 2.0 si integra con il PNRR e con l’utilizzo dei Fondi Strutturali Europei, in particolare il Fondo Sociale Europeo.
Chi può partecipare e con quali requisiti
Il programma si rivolge a giovani under 35 inoccupati, disoccupati o inattivi da almeno dodici mesi. Sono inclusi anche coloro che beneficiano di ammortizzatori sociali come NASpI, DIS-COLL, o che partecipano a programmi come GOL o Supporto formazione e lavoro. Rientrano anche i giovani in condizione di marginalità o vulnerabilità sociale, secondo quanto previsto dal Piano nazionale “Giovani, donne e lavoro 2021–2027”. Per accedere sarà necessario presentare una dichiarazione sostitutiva che attesti la propria condizione.
Come funzionano gli incentivi
Resto al Sud 2.0 prevede un sistema di finanziamento a sportello. Il 75% dell’importo è concesso a fondo perduto, mentre il restante 25% può essere coperto tramite un finanziamento bancario garantito dallo Stato. Le somme variano: fino a 50.000 euro per iniziative individuali e fino a 200.000 euro per progetti collettivi avviati in forma societaria (come cooperative, Srl, Snc, Sas o società tra professionisti). È ammessa la presenza di soci non beneficiari, purché la direzione e la gestione restino in mano ai soggetti idonei.
Quali spese sono ammesse
Le spese finanziabili includono attività di formazione, pianificazione imprenditoriale in collaborazione con le Regioni e tutoraggio personalizzato per rafforzare le competenze dei beneficiari. Rientrano inoltre l’acquisto di beni strumentali, attrezzature, tecnologie digitali e servizi di consulenza, con particolare attenzione ai progetti che puntano su innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Non possono accedere coloro che abbiano cessato, nei sei mesi precedenti, un’attività con codice ATECO simile a quello per cui si richiede il contributo.
Come presentare la domanda
La richiesta di accesso al programma dovrà essere inoltrata esclusivamente online attraverso la piattaforma di Invitalia. Ogni candidato dovrà allegare la firma digitale e una descrizione dettagliata del progetto imprenditoriale. Le date di apertura dello sportello e le scadenze ufficiali saranno rese note tramite un successivo atto ministeriale.
Una misura concreta per il futuro del Mezzogiorno
La gestione del programma è affidata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il supporto tecnico di Invitalia e dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Rispetto alla versione originaria del 2017, il nuovo Resto al Sud 2.0 introduce un percorso amministrativo semplificato e strumenti creati ad hoc per sostenere realmente chi intende mettersi in proprio. L’intervento punta a trasformare un’emergenza occupazionale in una leva di crescita, offrendo ai giovani del Mezzogiorno la possibilità concreta di costruire il proprio futuro senza dover lasciare la propria terra.
Gli interessati a partecipare al programma possono rivolgersi a consulenti specializzati per ricevere supporto nella stesura del progetto e nella presentazione della domanda. Un accompagnamento professionale può fare la differenza per trasformare un’idea in un’impresa solida e duratura.
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Antonio Ciccarelli
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