Nel 2023, le medie imprese italiane si confermano la punta di diamante del tessuto manifatturiero europeo, superando le concorrenti tedesche e francesi in termini di fatturato e occupazione e piazzandosi al primo posto assoluto per produttività. È quanto emerge dal XXIV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, in collaborazione con il Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
Un risultato che premia un modello imprenditoriale radicato e competitivo: 3.650 aziende familiari, fortemente orientate ai comparti del Made in Italy, che tra il 2014 e il 2023 hanno registrato un incremento del 31,3% della produttività del lavoro, un +54,9% nelle vendite e un +24,2% di occupazione. Prestazioni paragonabili a quelle delle imprese di medio-grande dimensione e superiori ai grandi gruppi industriali italiani.
Campania: 171 medie imprese, oltre 10 miliardi di fatturato e 19.600 occupati
Nel panorama nazionale, la Campania si distingue per il peso crescente delle sue medie imprese industriali, che nel 2023 ammontano a 171 realtà aziendali, pari al 4,6% del totale italiano, con un fatturato complessivo che supera i 10,1 miliardi di euro, corrispondente al 5,3% del totale nazionale. Il fatturato medio per impresa in Campania si attesta sui 59,2 milioni di euro, con un Ebit Margin (margine operativo) del 9,6%, a conferma della solidità economica e della capacità di generare valore.
La distribuzione territoriale mostra un tessuto industriale dinamico, trainato dalle province di Napoli, con 56 imprese che generano 3,5 miliardi di euro; Salerno, con 57 imprese per un totale di 3,4 miliardi; Caserta, con 39 imprese e 2 miliardi; Avellino, con 13 imprese e 0,8 miliardi; Benevento, con 6 imprese e 0,3 miliardi.
Le medie imprese campane occupano complessivamente 19.600 addetti e possono contare su un’apertura internazionale significativa: l’export rappresenta il 30,6% del fatturato regionale, ovvero circa 3,1 miliardi di euro.
Prospettive 2025: crescita moderata ma sfide rilevanti
Per il 2025, le medie imprese italiane si attendono un’ulteriore crescita del 2,2% del fatturato e del 2,8% delle esportazioni rispetto al 2024. Tuttavia, il quadro non è privo di criticità. A preoccupare sono la concorrenza low-cost (un fattore che colpisce circa il 70% delle imprese), l’instabilità geopolitica, l’aumento dei costi energetici. A queste si aggiungono due zavorre strutturali: l’elevata pressione fiscale e il mismatch occupazionale, ovvero la difficoltà nel reperire competenze adeguate rispetto ai profili richiesti. Infine, i dazi USA, già introdotti o minacciati, potrebbero colpire il 30% delle medie imprese, con un’ulteriore quota del 21,3% potenzialmente interessata. Per questo motivo, il 52,6% delle aziende auspica una politica commerciale europea comune contro la concorrenza sleale, mentre il 31,2% chiede una strategia condivisa in tema di sicurezza energetica.
La Campania tra eccellenze manifatturiere e sfide globali
I numeri confermano che le medie imprese campane rappresentano un asset strategico per l’economia regionale e nazionale, capaci di coniugare radicamento territoriale, competitività internazionale e capacità di innovazione. Ma come per il resto d’Italia, resta fondamentale affrontare con decisione i nodi strutturali e le incertezze globali per sostenere il potenziale di crescita e rafforzare il ruolo della Campania nel sistema produttivo europeo.
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