Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) lavora alla definizione del nuovo piano “Transizione 6.0”, un programma che potrebbe segnare una svolta per il rilancio del sistema produttivo nazionale. Secondo le stime del Centro Studi di Unimpresa, gli incentivi previsti potrebbero stimolare una ripresa degli investimenti industriali tra l’8% e il 10% nel biennio 2026-2027, con un impatto positivo sul PIL fino a 0,4 punti percentuali annui.
Una dotazione da 3,5 miliardi per la digitalizzazione e la sostenibilità
Il piano, finanziato con 3,5 miliardi di euro di risorse nazionali, mira a sostenere gli investimenti in macchinari, tecnologie digitali e soluzioni per la transizione ecologica. Si tratta dell’evoluzione naturale della Transizione 5.0, sostenuta dal PNRR con un fondo da 6,3 miliardi, ma che finora ha registrato un utilizzo effettivo di soli 2,2 miliardi, pari al 35% del totale. Tra le cause principali vengono indicate burocrazia, lentezze attuative e tempi medi di consegna dei macchinari superiori ai sei mesi, oltre all’esclusione di comparti strategici come siderurgia, ceramica e vetro.
Credito d’imposta o iperammortamento: le due opzioni allo studio
Uno degli snodi centrali riguarda la scelta dello strumento fiscale su cui basare il nuovo schema di incentivi. Il MIMIT valuta due ipotesi:
La prima è il credito d’imposta, considerato il modello più inclusivo perché consente di accedere all’incentivo anche alle imprese non in utile, che rappresentano circa il 45% del totale italiano. Questa formula prevede un utilizzo del beneficio nell’arco di tre anni, in compensazione con i tributi dovuti. L’alternativa è ripristinare l’iperammortamento, già utilizzato con Impresa 4.0, che offriva un vantaggio fiscale diluito su sette anni, ma solo alle imprese in utile e senza limiti di spesa.
Effetti attesi: un nuovo ciclo di investimenti
Secondo le proiezioni del Centro Studi di Unimpresa, una Transizione 6.0 con dotazione adeguata e durata biennale potrebbe riattivare il ciclo degli investimenti industriali, generando un effetto moltiplicatore sulla crescita economica e sull’occupazione, analogo a quello sperimentato nella fase iniziale di Impresa 4.0.
Il piano, che potrebbe essere operativo da inizio 2026, sarà sottoposto a consultazione pubblica entro ottobre con associazioni imprenditoriali e sindacati, al fine di garantire coerenza con le esigenze del tessuto produttivo e massimizzare l’impatto delle misure.
Tra le priorità operative individuate:
stabilità normativa,
tempi certi di erogazione,
semplificazione amministrativa.
Un tassello strutturale della politica industriale
Con la Transizione 6.0, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy punta a trasformare il piano in uno strumento strutturale per la competitività industriale, capace di sostenere soprattutto le piccole e medie imprese nei processi di digitalizzazione, sostenibilità ed efficienza energetica.
Una strategia che guarda oltre l’emergenza e mira a consolidare i pilastri della nuova politica economica nazionale, rendendo il sistema produttivo italiano più moderno, resiliente e competitivo sui mercati internazionali.
Accedere agli incentivi può rappresentare, però, una sfida burocratica non trascurabile. Errori nella documentazione, ritardi nei tempi o lacune formali possono compromettere l’ottenimento dell’agevolazione. Per questo, sempre più imprese si affidano a consulenti specializzati.
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