La ZES Unica torna protagonista anche nel 2026 e, per molte imprese del Mezzogiorno, può rappresentare una leva concreta per finanziare investimenti produttivi con un credito d’imposta molto elevato. La nuova annualità entra nella fase operativa con una dotazione di 2,3 miliardi di euro, destinati a sostenere progetti di insediamento, ampliamento o rafforzamento delle strutture produttive nelle regioni del Sud.
Il perimetro resta quello della ZES Unica per il Mezzogiorno, quindi Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Tuttavia, la Legge di Bilancio ha introdotto un impianto più “rigido” rispetto al passato, con scadenze stringenti per prenotare le risorse e un vincolo di mantenimento dei beni agevolati più severo.
Nuovo accesso in due fasi: addio click-day, ma attenzione alle finestre
Il 2026 conferma l’abbandono della logica del click-day e passa definitivamente a un sistema basato su prenotazione preventiva. Il Provvedimento del 30 gennaio 2026 ha fissato due finestre temporali. La prima fase è quella della comunicazione preventiva. Le imprese potranno inviare la richiesta dal 31 marzo al 30 maggio 2026, indicando l’ammontare delle spese ammissibili che intendono sostenere nell’anno.
La seconda fase è la comunicazione integrativa, da presentare dal 3 al 17 gennaio 2027. In questo passaggio bisogna confermare gli investimenti effettivamente realizzati entro il 31 dicembre 2026, cioè trasformare la prenotazione in credito “definitivo”.
Qui entra in gioco un aspetto fondamentale: la richiesta fatta nella fase preventiva non garantisce automaticamente l’importo pieno. Se le domande complessive supereranno i 2,3 miliardi disponibili, l’Agenzia delle Entrate applicherà un meccanismo di riparto. In pratica, verrà stabilita una percentuale che potrebbe essere inferiore al 100% e che ridurrà proporzionalmente il credito spettante a ciascuna impresa.
Aliquote 2026: fino al 70% nelle aree di Taranto e Sulcis
L’intensità del beneficio varia in base a due elementi: la regione in cui si investe e la dimensione dell’impresa. Il 2026 conferma un investimento minimo pari a 200.000 euro, con un tetto massimo di 100 milioni per singolo progetto.
Le percentuali standard restano differenziate, ma per le aree del Just Transition Fund, cioè Taranto e Sulcis, l’incentivo arriva ai livelli più alti dell’intero impianto ZES, fino al 70% per le piccole imprese. In Calabria, Campania, Puglia e Sicilia l’aliquota arriva fino al 60% per le piccole imprese, mentre Basilicata, Molise e Sardegna si fermano su livelli leggermente più bassi. L’Abruzzo, insieme alla componente ZES Sisma, ha aliquote più contenute.
Quali investimenti rientrano e cosa cambia sul vincolo dei beni
Il credito d’imposta copre investimenti inseriti in un progetto iniziale, quindi legato a un nuovo insediamento, a un ampliamento o a un potenziamento della capacità produttiva. Sono agevolabili macchinari, impianti e attrezzature nuove di fabbrica, oltre a terreni e immobili strumentali, ma questi ultimi non possono superare il 50% del valore complessivo dell’investimento.
La parte più delicata, però, è il vincolo di mantenimento. I beni agevolati devono entrare in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello di acquisizione e devono restare destinati alla struttura produttiva nel Mezzogiorno per almeno cinque anni. Per le PMI il vincolo scende a tre anni. In caso di mancato rispetto di questi obblighi, può verificarsi la revoca totale del beneficio già utilizzato.
Certificazione obbligatoria: senza revisore, il credito resta “bloccato”.
Un’altra novità che gli imprenditori devono considerare riguarda l’obbligo di certificazione. La domanda può essere presentata esclusivamente tramite canale telematico, utilizzando il nuovo modello aggiornato dal Provvedimento del 30 gennaio 2026.
Ma soprattutto, per poter utilizzare concretamente il credito in compensazione non basta aver pagato e fatturato. L’effettivo sostenimento delle spese e la coerenza della documentazione contabile devono essere certificati da un revisore legale o da una società di revisione iscritta nel registro. Senza questa attestazione ufficiale, il credito resta “bloccato” e non può essere utilizzato, anche se l’investimento è stato fatto correttamente.
Cumulo con altri incentivi: sì, ma con i limiti europei
Il credito d’imposta ZES resta cumulabile con altre misure, ad esempio con il bonus assunzioni ZES. Tuttavia, come sempre, il cumulo deve rispettare i massimali previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. È un aspetto da verificare con attenzione soprattutto per chi utilizza più strumenti contemporaneamente, come contributi regionali, bandi PNRR o incentivi settoriali.
Affrontare gli adempimenti fiscali. Una sfida per le imprese
Ma come affrontare opportunità come quelle previste con la ZES Unica senza sprofondare nel caos burocratico? La migliore soluzione è di rivolgersi a professionisti esperti. Grazie al loro supporto, infatti, sarà possibile avere una conoscenza approfondita dei propri obblighi fiscali e delle diverse opzioni disponibili per ridurre gli oneri, come l’utilizzo di agevolazioni fiscali, deduzioni e crediti d’imposta.
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