Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore interviene in modo mirato sul welfare aziendale, consolidando strumenti già apprezzati dalle imprese e introducendo novità operative dal 1° gennaio 2026. Il messaggio è chiaro: il welfare non è più un elemento accessorio della politica retributiva, ma una leva strategica di competitività. Le misure su buoni pasto, fringe benefit, previdenza complementare e premi di risultato rafforzano il potere d’acquisto dei lavoratori e, allo stesso tempo, preservano l’efficienza fiscale per le aziende.
Buoni pasto: esenzione fino a 10 euro per gli elettronici
La novità di maggiore impatto riguarda i buoni pasto elettronici, il cui limite di esenzione fiscale e contributiva sale da 8 a 10 euro per ogni giornata lavorata. Resta invece invariata a 4 euro la soglia per i buoni cartacei.
Per gli elettronici fino a 10 euro al giorno l’importo non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente, non è soggetto a contribuzione previdenziale, è interamente deducibile per l’azienda e consente la detraibilità IVA al 4% secondo le regole vigenti. L’incremento non rappresenta solo un adeguamento economico, ma un riconoscimento del buono pasto come strumento centrale del welfare quotidiano: per i lavoratori significa maggiore potere d’acquisto netto, per le imprese la possibilità di aumentare il valore riconosciuto senza incidere sul costo del lavoro.
Fringe benefit: continuità e pianificazione
Confermate, inoltre, le soglie di esenzione dei fringe benefit già in vigore nel 2025: 1.000 euro per la generalità dei lavoratori e fino a 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico. La continuità normativa rappresenta un elemento di stabilità che consente alle aziende di pianificare con maggiore certezza le politiche di welfare, integrando i benefit in strategie strutturali di retention, employer branding e attrazione dei talenti.
Novità anche sul fronte della previdenza complementare. Il tetto annuo di deducibilità dei contributi ai fondi pensione passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro.
Premi di risultato: aliquota all’1% e massimale a 5.000 euro
Particolarmente rilevante è il rafforzamento della disciplina sui premi di risultato per il biennio 2026-2027. L’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle somme erogate sotto forma di premi di produttività o partecipazione agli utili scende dal 5% all’1%, mentre il limite di importo agevolato sale da 3.000 a 5.000 euro. L’intervento rende la retribuzione variabile uno degli strumenti fiscalmente più efficienti per redistribuire il valore generato dall’impresa, incentivando performance e coinvolgimento con un impatto fiscale estremamente contenuto.
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