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IN VIGORE IL NUOVO CODICE DEGLI INCENTIVI: COSA CAMBIA PER LE IMPRESE

12 Gennaio 2026
Uniservizi.na

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice degli Incentivi, inaugurando una stagione di trasparenza e semplificazione nel sistema italiano delle agevolazioni. La riforma, in vigore dal 1 gennaio 2026, mira a unificare regole e procedure, offrendo alle imprese un contesto più stabile e leggibile. Il testo introduce principi generali validi su tutto il territorio nazionale, comprese le regioni a statuto speciale e le province autonome, nel rispetto dei rispettivi statuti.

Il cuore della riforma: nasce il sistema Incentivi Italia

Elemento centrale del Codice è la creazione del sistema Incentivi Italia, un catalogo digitale che integra il Registro nazionale degli aiuti di Stato e la piattaforma Incentivi.gov.it. Questo strumento accompagnerà l’intero ciclo di vita delle agevolazioni: programmazione, bandi, requisiti, controlli. Per le imprese significa disporre di un punto di accesso unico, più semplice e standardizzato.

Ambito di applicazione e forme di agevolazione

La nuova disciplina riguarda tutti i vantaggi economici erogati tramite bandi su risorse pubbliche: contributi a fondo perduto, garanzie, finanziamenti agevolati, interventi in equity, crediti d’imposta e agevolazioni contributive. Restano invece esclusi gli incentivi fiscali diversi dal credito d’imposta e quelli relativi alle accise. L’obiettivo è fare chiarezza sulle modalità di concessione e sui vincoli connessi agli aiuti di Stato.

Programmazione e coordinamento: il ruolo del Tavolo permanente

Il Codice rafforza la programmazione degli incentivi, imponendo alle amministrazioni centrali l’adozione del Programma degli incentivi, che deve indicare obiettivi strategici, risorse, cronoprogramma e coerenza con le politiche industriali. A garantire il raccordo tra Stato e Regioni interviene il Tavolo permanente degli incentivi, sede stabile di confronto che si riunirà almeno due volte l’anno per definire indirizzi comuni e verificare l’attuazione delle misure.

Come funzioneranno i nuovi bandi

L’attuazione pratica degli incentivi continuerà a passare attraverso bandi strutturati secondo un bando-tipo nazionale. Le imprese troveranno informazioni chiare su finalità, risorse disponibili, condizioni di ammissibilità, spese rendicontabili e criteri di valutazione. La digitalizzazione delle procedure permetterà verifiche preliminari rapide e controlli più omogenei in fase di erogazione.

Premialità e riserve per PMI e microimprese

I bandi potranno introdurre elementi premianti per le imprese che adottano comportamenti virtuosi: rating di legalità, certificazione di parità di genere, assunzioni aggiuntive di persone con disabilità, valorizzazione del lavoro giovanile e femminile, azioni a favore della genitorialità. Una quota minima del 60% delle risorse sarà riservata alle PMI, di cui almeno il 25% a micro e piccole imprese.

Controlli, requisiti e verifiche

Le procedure di accesso prevedono verifiche su regolarità contributiva, assenza di cause di esclusione e rispetto delle norme sugli aiuti di Stato. A questi controlli iniziali si aggiungono verifiche in fase di erogazione, incluse quelle relative al DURC. L’obiettivo è garantire correttezza, tracciabilità delle spese e uso efficiente delle risorse pubbliche.

Regole anti-delocalizzazione e tutele occupazionali

Il Codice introduce una disciplina più rigorosa per evitare che le attività incentivate vengano trasferite all’estero. A seconda della destinazione e dei tempi, la delocalizzazione può comportare la decadenza totale o parziale dell’agevolazione, l’obbligo di restituzione maggiorata e, nei casi più gravi, l’esclusione da futuri incentivi. I bandi dovranno inoltre indicare chiaramente le conseguenze in caso di riduzione ingiustificata dei livelli occupazionali.

Revoca delle agevolazioni e obblighi di restituzione

La revoca può scattare per mancato rispetto dei requisiti, irregolarità documentali, mancata realizzazione del progetto, violazione dei vincoli occupazionali o dei limiti di cumulo. La restituzione delle somme avviene con interessi calcolati al tasso BCE, aumentati di cinque punti quando la violazione è imputabile al beneficiario. La normativa punta così a un utilizzo più responsabile e trasparente delle risorse pubbliche.

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Antonio Ciccarelli
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