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MADE IN ITALY 2030: UN CAMBIO DI PARADIGMA NELLA POLITICA INDUSTRIALE

16 Febbraio 2026
Uniservizi.na

Pubblicato dal MIMIT il Libro Bianco “Made in Italy 2030”, lo strumento che identifica settori emergenti e comparti abilitanti del Made in Italy, delineando 10 obiettivi e 11 azioni concrete per superare le criticità strutturali e garantire la sovranità industriale. Il documento rappresenta un cambio di passo nella politica industriale italiana e invia un messaggio chiaro al mondo delle imprese: in un contesto globale instabile, la competitività non può più essere affidata esclusivamente alle dinamiche di mercato, ma richiede una strategia coordinata di medio-lungo periodo.

Dalle eccellenze storiche ai nuovi motori della crescita          

Il punto di partenza resta il nucleo tradizionale delMade in Italy, che continua a rappresentare un vantaggio competitivo riconosciuto a livello globale. Tuttavia, la strategia amplia l’orizzonte e individua nuovi settori destinati a trainare la crescita nei prossimi anni. Economia della salute, spazio e difesa, cantieristica ed economia blu, turismo e industrie culturali vengono considerati ambiti ad alto potenziale, soprattutto se capaci di integrarsi con manifattura avanzata, servizi e tecnologie digitali. Emerge, inoltre, con forza il ruolo dei comparti abilitanti: energia, logistica, infrastrutture, digitale, chimica e siderurgia non sono più semplici fattori di contesto, ma veri e propri moltiplicatori di competitività.

Le fragilità che frenano la competitività delle imprese

Il documento affronta in modo esplicito i principali punti di debolezza del sistema industriale italiano. Labassa intensità di investimenti in ricerca e sviluppo, la dimensione ridotta delle imprese e la difficoltà a raggiungere economie di scala continuano a rappresentare un freno alla crescita e all’internazionalizzazione. A questo si aggiungono costi energetici strutturalmente più elevati rispetto alla media europea e una forte dipendenza dall’estero per materie prime e componenti strategici. Non meno rilevanti sono i problemi legati al capitale umano e finanziario. Inverno demografico e disallineamento delle competenze si intrecciano con una sottocapitalizzazione cronica, che rende molte aziende eccessivamente dipendenti dal credito bancario. Il peso della burocrazia, infine, continua a sottrarre risorse e tempo, penalizzando soprattutto le PMI.

Gli obiettivi al 2030: crescita, produttività e coesione

La strategia industriale al 2030 punta a mantenere l’Italia tra leprime dieci economie mondiali e a consolidare il ruolo del manifatturiero avanzato come cuore del sistema produttivo. L’aumento della produttività viene indicato come condizione essenziale per sostenere salari più elevati e rafforzare la domanda interna, mentre la riduzione dei divari territoriali, in particolare tra Nord e Mezzogiorno, è considerata un fattore chiave per la stabilità economica complessiva.
Particolare attenzione è riservata al tema energetico, con l’obiettivo di garantire sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi più stabili attraverso un mix che includa anche il nuovo nucleare sostenibile, affiancato alle rinnovabili e a soluzioni tecnologicamente neutrali.

Le leve operative che interessano il mondo imprenditoriale

Dal punto di vista delle imprese, la novità più significativa è il passaggio da una logica di incentivi generalizzati a strumenti più selettivi e orientati alle filiere. Il rafforzamento degli strumenti finanziari pubblici, l’ipotesi di emissioni dedicate all’industria e il sostegno a investimenti in formazione e design mirano a creare condizioni più favorevoli per la crescita dimensionale e l’innovazione.
Sul piano tecnologico, la strategia guarda con attenzione alle filiere ad alta intensità di capitale e conoscenza, come quelle legate ai semiconduttori e alle materie prime critiche, considerate essenziali per la competitività futura del sistema industriale europeo.

Una nuova governance industriale basata sui dati

Un elemento di discontinuità riguarda il metodo. La politica industriale viene concepita come un processo permanente, fondato su dati integrati, monitoraggio costante e valutazione dell’impatto delle misure adottate. L’obiettivo è superare l’approccio dei sussidi “a pioggia” e costruire interventi mirati, capaci di accompagnare le imprese lungo percorsi di crescita coerenti con le priorità strategiche del Paese.
Individuare le misure più adatte al proprio business, rispettarne i requisiti tecnici e costruire progetti finanziabili richiede competenza e una pianificazione strategica accurata. Solo così gli imprenditori possono massimizzare l’accesso agli incentivi disponibili e tradurli in valore per la propria attività.

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Antonio Ciccarelli
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